13 gennaio 2016

A Lamezia Terme la tappa calabrese del Tour delle Regioni

Si è svolta a Lamezia Terme la tappa calabrese del tour delle regioni, il momento di confronto con cui la Presidenza nazionale del Csi si mette “in ascolto” del territorio associativo
A Lamezia Terme la tappa calabrese del Tour delle Regioni

Si è svolta il 12 gennaio a Lamezia Terme, la tappa calabrese del Tour delle Regioni. Per la presidenza nazionale erano presenti il presidente nazionale Massimo Achini, il direttore dell'Area Territorio Daniele Pasquini e i componenti di presidenza nazionale Salvatore Maturo e Salvo Russo.

Battista Bufanio, presidente regionale CSI Calabria

Battista Bufanio, presidente regionale CSI Calabria

Saluta tutti i presenti e ringrazia il Presidente nazionale in particolare per l'evento di Locri del 6 gennaio 2016.

Spiega che il contesto socio-economico della Calabria non aiuta lo sviluppo dell'Associazione; tuttavia il CSI è cresciuto in Calabria in modo esponenziale negli ultimi anni. Resta comunque molto da fare.

Lo sforzo a livello regionale è stato quello di coordinare i sette comitati territoriali; sicuramente ci sono stati errori, alcuni dei quali dovuti ad alcuni personalismi.

L'attività sportiva è stata trainata da Reggio Calabria e Cosenza; Lametia e Tirrenico si sono affiancati nell'ultimo anno. La regione ha sostenuto queste attività.

Si chiede alla Presidenza nazionale di pensare nuovi strumenti di supporto allo sviluppo dei comitati. Serve inoltre un nuovo ruolo della regione, che deve diventare il vero collante tra comitati e nazionale: così come è oggi la regione non serve, è debole e spesso viene scavalcata.

Antonio Calabretta, presidente CSI Crotone

Antonio Calabretta, presidente CSI Crotone

Ringrazia per l'opportunità di condividere con la Presidenza nazionale le difficoltà e le potenzialità del suo comitato.

Il comitato di Crotone è un giovane comitato (di 10 anni di vita) che cerca di abbinare l'attività sportiva a quella formativa. Questo permette di vivere le manifestazioni come momenti di festa. Ricorda positivamente la partecipazione ad una manifestazione nazionale di Lignano.

Spiega che negli ultimi mesi c’è una migrazione di società della FIGC al CSI.

Ritiene che il punto debole sia la proposta per le parrocchie, per le quali non abbiamo sussidi.

Spiega che negli anni sono state fatte nascere oltre trenta società, ma non si riescono a fidelizzare.

Chiede di avere progetti simili alla JTC e VTC anche per la serie B, in modo da avere una ricaduta anche sul crotonese.

Per i defibrillatori chiede di poter fare di più per la convenzione di acquisto del defibrillatore, sull'esempio della FIT che mette a disposizione un contributo economico alle società affiliate.

Visto lo sforzo del comitato ad essere in regola con il pagamento del tesseramento, auspica che il tesseramento online arrivi a dividere immediatamente le risorse che devono andare al nazionale da quelle che devono rimanere al comitato. Si lamenta dell'inefficienza di Unicredit per l'attivazione del TOL.

Ritiene che la Presidenza nazionale dovrebbe incontrare tutti i comitati ogni anno.

Frate Franco Lio, presidente CSI Catanzaro

Frate Franco Lio, presidente CSI Catanzaro

Serve pazienza associativa fatta di lungimiranza, per ricucire le ferite e per evitare che ci siano malelingue.

I punti di debolezza del comitato sono alcune società sportive sul territorio che sono contrarie al CSI e la difficoltà ad operare con le parrocchie.

Il punto di forza è la formazione, dimensione fondamentale; attraverso gli stage formativi il TFN ha aiutato il comitato a crescere.

Molte sono state le iniziative realizzate: primi su tutti i "Giochi senza confini" e il campionato dei seminari del Centro-Sud.

Si sta sviluppando la danza e per il futuro si attendono tempi migliori: ciclismo, calcio femminile e volley sono attività in cantiere. Il comitato tuttavia necessita di essere sostenuto dalla Presidenza nazionale, pensando ad iniziative di carattere nazionale sul territorio.

Giorgio Porro, presidente del CSI Cosenza

Giorgio Porro, presidente del CSI Cosenza

La differenza tra un educatore CSI e un altro operatore sportivo è lo sguardo. Chiede pertanto alla presidenza nazionale di guardare alla Calabria con uno sguardo da innamorati.

La centralità della persona è un caposaldo della visione ecclesiale del CSI.

Il valore della nostra esperienza nel CSI non è il "cosa" facciamo, ma "perché" lo facciamo. Allora ciò che facciamo è un sogno, anzi è profezia. Questo va ribadito, altrimenti si rischia che diventi scontato se non dimenticato.

La domanda che ci dobbiamo porre è "quale tipo di attività intendiamo promuovere?". È necessario fare delle alleanze educative, con tutte le istituzioni ecclesiali e civili.

Il comitato è cresciuto molto negli ultimi anni e ha avuto al suo fianco figure importanti del mondo ecclesiale: mons. Galantino, mons. Marcianò. Sono stati fatti incontri nei seminari, per sensibilizzare i futuri sacerdoti.

Con il CONI e con molte Federazioni ci sono ottimi rapporti. C'è una convenzione con il liceo dello sport.

Ci sono molti sindaci vicini al CSI, ma è necessario un lavoro con le istituzioni regionali per promuovere una legge sullo sport e sugli oratori.

Sul Terzo Settore ci sono collaborazioni stabili. Serve una attenzione maggiore sulla Fondazione per il Sud, sia per i bandi nazionali sia per quelli locali.

L'attività sportiva giovanile è quella prevalente. Servirebbe che a livello nazionale si sviluppino le "scuole CSI", ossia dei programmi e metodi educativi e sportivi per le singole discipline.

È necessario rilanciare una elaborazione culturale e va fatto un progetto serio per il Sud, centrato sulla legalità e sul lavoro.

Dichiara la fatica di inserire tutte le attività nel DOAS. 

È stato fatto un lavoro di formazione su giovani dirigenti, che hanno creato un team molto affiatato che tutti invidiano.

Serve pensare a dei sussidi per allenatori parrocchiali, per provare a creare una "catechesi motoria". Per questo è necessario cercare di far fruttificare l'eredità del convegno ecclesiale di Firenze e vivere concretamente il Giubileo della Misericordia.

Antonio Guerrise, vice-presidente CSI Lametia

Antonio Guerrise, vice-presidente CSI Lametia

Il comitato di Lametia è un piccolo comitato che si fonda sul volontariato.

È oculato nel pagamento del tesseramento e sta attuando un ricambio delle persone.

Il comitato è aumentato in società e tesserati, grazie anche alle risorse economiche della Presidenza nazionale sull'attività giovanile.

Non si riesce a coinvolgere le società di federazione. Ci sono difficoltà nel formare nuovi arbitri di calcio: auspica che si riesca a rinnovare la convenzione con la FIGC.

Chiede alla Presidenza nazionale di essere più vicina al territorio, di essere più incisiva nell'intervenire sul territorio.

Paolo Cicciù, presidente del CSI Reggio Calabria

Paolo Cicciù, presidente del CSI Reggio Calabria

Ritiene che in Calabria manchi la dimensione della Misericordia, che ci permetta di superare le litigiosità.

Ammette che anche il CSI Reggio Calabria ha dei difetti e delle difficoltà, dal pagamento del tesseramento, alla mancanza della convenzione con la FIGC, alla gestione di due impianti sportivi.

Dovremmo tuttavia testimoniare, proprio per invertire i pregiudizi che si hanno sulla Calabria, una maggiore unità di visione e di intenti. Si dovrebbe partire da cercare di costruire una nuova stagione associativa.

Il CSI di Reggio Calabria può mettere a disposizione numerose intuizioni, competenze e capacità. Tuttavia serve una base associativa a livello regionale coesa.

É felice che il Presidente nazionale abbia sperimentato concretamente con l'evento a Locri che il territorio calabrese può dare molto, in termini anche di qualità.

Il compito della Presidenza nazionale è quello di offrire un accompagnamento per valorizzare le risorse del territorio.

Per quanto riguarda il CSI a livello di regioni del Sud, ritiene che si debba partire dalle idee e non dal politichese. Se così non fosse, dichiara di essere pronto a fare un passo indietro.