Giustizia Sportiva. Tre domande a… Carmine Di Pinto

Responsabile della Commissione Nazionale per la Giustizia Sportiva, Sezione Garanzie

Giustizia Sportiva. Tre domande a… Carmine Di Pinto

Il sistema di giustizia sportiva CSI come ha retto nel tempo e perché si intende riformarlo?

Ha tenuto piuttosto bene, con rare sbavature. Basta considerare la mole di attività sportiva cui è sottoposto, con migliaia di casi differenti da risolvere annualmente. Senza un’unica robusta ossatura qual è l’attuale sistema organizzativo, ci sarebbe stato il caos e non si sarebbero potuti organizzare i Campionati nazionali. Permangono tuttavia criticità da risolvere. Le più evidenti sono quelle relative alla composizione degli organi giudicanti, considerata la scarsità di operatori che volontaristicamente intraprendono il percorso formativo da giudice sportivo. Sussistono inoltre una serie di incompatibilità con il ruolo di giudice sportivo non più sopportabili nel mutato contesto associativo. Inoltre sarebbe da migliorare anche lo strumento regolamentare di Giustizia sportivo rendendolo, per quanto possibile, più agile e fruibile evitando così disorientamenti dovuti alla mole normativa. Una riforma urgente, insomma, che si preoccupi prioritariamente di questi aspetti, perché frenano la dinamicità organizzativa richiesta dall’attività sportiva. Una sfida da portare avanti a cominciare proprio dall’”Officina dello Sport”.

 

Quali novità per il CSI dopo la riforma della Giustizia sportiva CONI?

La riforma della Giustizia sportiva introdotta nella stagione 2014/15 ha profondamente innovato l’ambito, interessando principalmente le Federazioni sportive nazionali e le Discipline sportive associate. Gli Enti di promozione sportiva, e quindi il CSI, non sono stati toccati dal riordino se non per aspetti marginali. Un esempio, quello della devoluzione dei contenziosi al Collegio di Garanzia dello Sport.

 

Puoi spiegarci meglio di cosa si tratta?

All’atto dell’affiliazione e del tesseramento al CSI, le Società sportive e i tesserati si impegnano a devolvere al Collegio di Garanzia dello Sport del CONI l’esclusiva competenza per la risoluzione delle controversie attinenti lo svolgimento dell’attività sportiva e associativa, a condizione che per ciascun procedimento siano stati preventivamente esauriti i ricorsi all’interno del CSI davanti agli Organi previsti dallo Statuto e dai Regolamenti associativi, compreso il tentativo di conciliazione di competenza del Collegio nazionale dei probiviri. Una procedura simile già esisteva. Con l’avvenuta riorganizzazione, comunque, mutano sia l’organo CONI di riferimento cioè il Collegio di Garanzia dello Sport (prima era l’Alta Corte di Giustizia Sportiva che oggi non esiste più) sia alcune specifiche funzioni dello stesso Collegio.

(cdp)