Attività giovanile: 3 domande a Beppe Basso

Responsabile Scuola Tecnici CSI

Attività giovanile: 3 domande a Beppe Basso

La Presidenza nazionale, ha voluto scommettere sul rilancio dell'attività giovanile. Quali sono le principali linee di sviluppo individuate per la fascia d'eta compresa tra i 5 e gli 8 anni?

L'attività giovanile è senz'altro al centro della nostra programmazione e l'Officina dello sport sarà un'ulteriore e importantissima occasione di confronto. Per esempio, il gruppo di lavoro sulla scuola e l'attività giovanile sta studiando un'offerta che metta al centro il concetto di gioco per i bambini in questa fascia d'età. Già da qualche anno, abbiamo voluto dare un'identità specifica all'attività giovanile con “Sport&Go!”, ma per i bambini inclusi tra 5-8 anni svilupperemo una proposta ancora più specifica, che sarà chiamata “Play&Go!”, appunto.

Da sempre la polisportività caratterizza l'approccio educativo del CSI: come arrivare a sviluppare il concetto di “gioco”, partendo da diverse discipline?
 

La mentalità comunemente diffusa è quella di parlare di “sport” anche per i più piccoli, intendendo una specializzazione delle discipline molto precoce, mentre il nostro modello parte dalla metodologia polisportiva e ludica dell'allenamento (su cui siamo tutti d'accordo); la vera sfida sarà trovare un accordo comune su quale attività sportiva proporre per la fascia 5-8 anni.

Per concentrarsi sull'attività giovanile non è sufficiente lavorare solo sul bambino, ma serve anche un rinnovato approccio da parte dell'adulto che vi si accosta. In che modo è possibile sviluppare il modello di formazione degli adulti che lavorano con i bambini?
 

La cosa più importante per un adulto che abbia a che fare con questa fascia d'età è non guardare a questi bambini come dei piccoli calciatori, pallavolisti, corridori, ecc... ma come delle persone che hanno bisogno di sperimentare la polisportività. Quindi cerchiamo di sottolineare l'importanza di un gioco non strutturato, ma libero; crediamo che sia fondamentale non insistere su un allenamento strutturato, ma, al contrario, sull'allenamento che esalti la creatività dei bambini. Chiaramente questo rinnovato approccio parte dagli allenatori, ma coinvolge anche i genitori: gli adulti devono capire che in quella fascia d'età il bambino che si avvicina allo sport deve sperimentare libertà.


(EG)