Sport e terzo settore: battitori liberi o gioco di squadra?

Sport e terzo settore: battitori liberi o gioco di squadra?

Prima di tutto bisognerebbe contestualizzare di quale modello sportivo stiamo parlando. Sappiamo che l’Italia è la nazione dei direttori tecnici: non riguarda solo il calcio e non fanno eccezione modelli di attività sportiva più o meno codificata.

Il mondo sportivo istituzionale trova il suo alveo naturale nel CONI, un crogiuolo di soggetti con storie e mission molto diverse tra loro, che cercano un punto di contatto per coordinare l’azione sportiva in Italia.

Ma è lo stesso sport per il quale è nato il CSI? Ma è lo stesso concetto di sport con cui la nostra associazione si muove sul territorio? Ma è lo sport a misura di tutti, che mette al centro la persona, che fortifica le comunità e fa crescere le nuove generazioni?

Al CSI il concetto di sport istituzionale sta molto stretto. Nell’ultimo anno l’associazione ha ripreso in mano il protagonismo associativo e ha partecipato attivamente ad ogni contesto istituzionale in cui si valorizza lo sport come strumento educativo e sociale. Ci sono luoghi di produzione sociale che riconoscono allo sport una funzione fondamentale, che è poco compresa dal sistema sportivo tradizionale.

Sul territorio non c’è istituzione pubblica e privata, non c’è comunità, non c’è realtà che non riconosca allo sport una funzione sociale insostituibile. Ma il mondo dello sport ne è consapevole? Ne capisce la potenzialità? Ha voglia di superare le annose divisioni ideologiche, culturali e organizzative per svolgere unito e con forza questo ruolo sociale?

Siamo ancora lontani da questo orizzonte, ma non possiamo non porcelo, in questo momento in particolare. Il governo sta lavorando sui decreti delegati di riforma del terzo settore, ambito a cui appartiene anche il nostro sport. Non può essere solo una battaglia fiscale, normativa: è un confronto culturale, che ci proietterà in un futuro nuovo per l’associazionismo sportivo.

Nel taglio di risorse, nel calo di credibilità, nell’aumento delle disuguaglianze, lo sport si gioca il futuro dei ragazzi e dei giovani. Noi cosa possiamo e vogliamo fare?

(SG)