Campionati nazionali sport di squadra: 3 domande a…Renato Picciolo

Coordinatore Tecnico Attività Sportiva

Campionati nazionali sport di squadra: 3 domande a…Renato Picciolo

Cosa si attende il coordinatore nazionale dell’attività sportiva Csi, Renato Picciolo da questa “officina dello sport” che oltre alla messa a punto del mezzo come in ogni pit stop effettuerà una lucidatura dei suoi punti di forza?

Per stare sul tema dell’officina, dopo venti anni di assistenza da parte mia all’interno dell’attività sportiva Csi posso dire che la garanzia, o il bollino di qualità arancioblu, è stata sempre quella di mettere in pista un mezzo capace di regalare in ogni contesto di finale nazionale un’incredibile esperienza umana dopo un percorso – provinciale e regionale – condiviso. E dove la benzina (energia) è stata sempre miscelata tra la sana dimensione agonistica e la fortissima dimensione educativa. L’officina sarà allora un’importante verifica del lavoro svolto, di quel processo di cambiamento nei regolamenti, dove ci siamo impegnati – in un processo di contaminazione reciproca con il territorio – ad effettuare modifiche, cogliendo i bisogni complessivi dei comitati, fino a raggiungere “sport in regola”.  Al termine della oliatura del mezzo mi piacerebbe lucidare il logo del Csi, perché è quello in cui tutti noi ci riconosciamo nei valori, quello in cui si ritrova quel senso di appartenenza tipico del nostro sport.

 

Si dice spesso, si legge ovunque “facciamo squadra!”. Riguardo allora agli sport di squadra, quale secondo lei l’elemento essenziale per stimolare questo obiettivo e la ricerca del gruppo?

Credo che in questo momento storico dove è in aumento l’isolamento ed uno sfrenato individualismo la gente ricerchi sempre più il benessere nella comunità. La felicità nella capacità di stare insieme. Momenti di amicizia e di spensieratezza. La vera alternativa alla società che disgrega è lo stare in gruppo, cementando quei rapporti interpersonali che anche fuori dal campo divengono assai significativi nella vita.

 

Come sono strutturate le finali nazionali degli sport di squadra, da quelle dei ragazzi a quelle degli adulti?

Farei un distinguo dai ragazzi in su, valutando dapprima il segmento giovanile, categorie allievi, juniores, under 18 insomma. L’idea di fondo in queste finali è quella di far vivere non solo la parte agonistica della manifestazione, mantenendo il format con i 5 momenti: accoglienza, gioco, festa, premi, Messa. È questa l’età dei superstiti all’abbandono sportivo, con motivazioni più forti e cerchiamo dunque di porre grande attenzione ai bisogni specifici di questi giovani, in termini di accoglienza, concretezza e certezza di uno sport (calcio, basket, volley che sia) che si integri con la scuola e la famiglia. 

Nelle finali c’è maggiore potenzialità ricreativa cerchiamo di impegnarci ad offrire un’attività che permette di occupare al meglio in tempo libero agli adulti. Sono occasioni di un confronto largo sulla possibilità di mettere in discussione le formule per essere più adeguate agli famiglie. Oltre all’elemento fondamentale del tempo libero c’è anche quello dei benefici in termini di salute e salvaguardia del proprio benessere psicofisico.

 

(FA)