Commissione Tecnica Pallavolo: 3 domande a…Davide Morstofolini

Responsabile Commissione Tecnica Nazionale Pallavolo

Commissione Tecnica Pallavolo: 3 domande a…Davide Morstofolini

Le statistiche recenti sulla pratica sportiva ci dicono che i praticanti sono in leggero aumento anche se meno del livello auspicato, ma soprattutto che è in crescita l'accesso destrutturato allo sport, ossia al di fuori dei consueti organismi del sistema sportivo nazionale. In un rinnovato scenario di rilancio dell'attività giovanile, quale ruolo giocano oggi le Commissioni Tecniche Nazionali?
Premetto che fino ad oggi il mio ruolo è stato quello di collaboratore della Direzione Tecnica Nazionale per le Finali Nazionali e di aggiornamento dei regolamenti di settore.
La mia visione delle Commissioni Tecniche Nazionali si allarga ad una fattiva interazione fra il vertice della Direzione Tecnica (a livello nazionale) e il territorio, in modo che il primo si faccia promotore di istanze che giungono dai vari Operatori Territoriali meditando, stimolando e proponendo nuove iniziative e attività.
E' chiaro che per fare questo, innanzitutto occorre conoscere chi sono i referenti “in primis' regionali e poi, a caduta, provinciali. Ora ad esempio io non sono in grado di conoscere chi è il referente della pallavolo regionale della Toscana (è solo un esempio) . Logicamente ogni territorio ha delle sue esigenze: questo richiede una certa elasticità, per cui non bisogna imporre norme ferree rispetto alla propria attività; è importante invece condividere e rispettare regole comuni una volta che si iniziano percorsi che portano al confronto regionale e poi nazionale.

Il mondo sportivo si interroga sull’abbandono precoce della pratica sportiva (c.d. “drop out”): credi sia un fenomeno che interessa solo lo Sport? Come è possibile contrastarlo?
Sicuramente i tempi stanno velocemente cambiando e le richieste cambiano: un esempio lampante di ciò è dato dal notevole incremento degli sport individuali.
Il fatto che, specialmente i giovani, siano impegnati in molteplici attività dopo l'orario scolastico (musica, danza, ecc...) implica il fatto che mal sopportano impegni di lunga durata. Se a questo aggiungiamo poi anche le cattive abitudini che hanno le società di fare selezione ad età bassissima pur di raggiungere risultati (emarginando così i meno dotati tecnicamente) e il fatto che diversi genitori nutrano molte aspettative verso il proprio figlio (“mio figlio è sempre il migliore, ha sempre ragione, sono sempre gli altri che hanno torto'...), la logica conseguenza di questo fenomeno è un cospicuo abbandono delle pratica sportiva.

Quali soluzioni e format secondo te caratterizzeranno lo Sport dei prossimi anni?
Sicuramente anche gli enti Federali non aiutano a migliorare la situazione: appropriandosi di spazi e competenze che fino a poco fa erano lasciati agli Enti di Promozione Sportiva, sempre più spesso impongono paletti che costringono le società ad allontanarsi dalla vera promozione dello sport per poter accedere a contributi che derivano solo dal raggiungimento di certi risultati e certi numeri.
Sicuramente abbiamo bisogno di aggiornare alcune nostre proposte, in modo che possano andare ad aiutare le società che intendono impegnarsi in certi circuiti virtuosi per il territorio anche da un punto di vista economico: le proposte innovative non dovrebbero imporre impegni di lunga durata nel tempo, ma anzi dovremmo interrogarci se una strada percorribile non sia quella di promuovere degli eventi di breve durata (qualche giorno) che valorizzino anche gli aspetti turistici e culturali del territorio che li ospita. Penso inoltre che solo raramente ci fermiamo e ci confrontiamo per analizzare le situazioni anche tra di noi, visto anche la frenesia dei pochi momenti in cui ci vediamo
 

(EG)