Pastorale dello Sport -
Centri Estivi
30 novembre 2017

La giovinezza è un tempo per desiderare il futuro

«La Gloria di Dio riempie la terra»: questo motto, che ho scelto per la mia Diocesi ci indica che non c’è nessun luogo, nessuna attività, nessuna persona che sia estranea alla gloria di Dio. Ciò vale anche nello sport, dove la terra sta ad indicare il campo di allenamento o gara e il prezioso tempo di chi si dedica ad allenare ed educare gli altri attraverso lo Sport. In effetti chi allena i ragazzi sa bene quanto sia importante preparare bene gli allenamenti, che tuttavia agli atleti possono talvolta risultare noiosi e senza scopo, particolarmente quando alcuni esercizi si prolungano nel tempo. Ecco, proprio questa immagine ci aiuta a riflettere sull’attitudine con cui a volte la nostra opera educativa può rimanere ferma al campo di allenamento: impostare i preliminari, aumentare lo spirito di squadra, concentrarsi mentalmente sugli obiettivi da raggiungere, ecc... Tutte queste cose, certamente, rappresentano un bene, ma solo in virtù della partita e della gara che si vuole disputare e auspicabilmente vincere. L’atteggiamento cristiano di un educatore e allenatore lo ritroviamo già nel Vangelo: Gesù infatti viene indicato da Giovanni come il “leader” da seguire per scoprire la strada della Vita (Gv 1,29). Quello di Giovanni Battista è propriamente il delicato ruolo di chi si occupa di preparare giornalmente le giovani generazioni allo sport: quante aspettative, quante ambizioni, quante difficoltà vivono i giovani, specialmente durante la crescita! È dunque importante per uno sportivo (atleta, allenatore o dirigente) chiedersi quale sia il senso di tanti sacrifici. E, come educatori quali obiettivi mostriamo ai ragazzi? Non conoscerli sarebbe come allenarsi duramente senza voler gareggiare; o come non gustare il senso del sacrificio che l’attività fisica e sportiva richiede. Si dice che molti ragazzi durante la crescita abbandonino quasi improvvisamente l’attività sportiva: quasi che da un dato momento la vita adulta si presenta ai ragazzi prepotentemente e senza apparente preavviso. Nessuno viva la giovinezza come una specie di parco giochi, dove ci si diverte e dove le decisioni definitive, le responsabi-lità, il senso della vita non ci sono. A volte mi è capitato di sentire da parte di alcuni genitori di ragazzi che stavano per entrare in Seminario: “è troppo giovane per decidere”, come se la giovinezza fosse un parcheggio, dove si sta lì ad attendere un futuro che chissà come sarà. La giovinezza è un tempo per desiderare il futuro, per orientare la propria vita verso una direzione; la giovinezza è il tempo in cui incontrare questo Signore Gesù che invita ad entrare a casa sua: “Vieni e vedi. Sperimenta!”. Mi rivolgo quindi agli educatori sportivi presenti nei nostri oratori e nei campetti: vi occupate di sport; non dovete certo fare catechismo, non dovete insegnare a cantare in Chiesa o a servire la Messa; voi dovete insegnare a stare in squadra, a giocare, a vivere una vocazione che dia senso! Vi auguro che il vostro impegno, sia capace di essere un’introduzione all’essere adulti. Ecco, mi auguro che per tutti coloro che hanno a cuore i giovani, lo sport non sia il punto di arrivo, ma un luogo e un tempo di bellezza, che si apre sempre ad uno splendore che è la Gloria di Dio che ci supera e che dà senso al nostro esistere.

A cura di Mario Delpini
Arcivescovo di Milano