Pastorale dello Sport -
Centri Estivi
15 febbraio 2018

Etica della responsabilità e medicina sportiva

La medicina sportiva è quella forma della scienza e della pratica medica che si pone al servizio della tutela e della promozione del corpo in tutta la ricchezza delle sue potenzialità, espresse e consolidate dall’esercizio fisico. In quanto tale, essa ha a che fare direttamente con la ricchezza dell’essere personale che si esprime nella corporeità e non può in alcun modo prescindere dalla responsabilità etica nel relazionarsi attraverso l’esteriorità del corpo alla dignità e alla realizzazione interiore della persona. Ne derivano tre principi fondamentali a cui l’esercizio della medicina dello sport dovrà attenersi: responsabilità, solidarietà e dono.

Alla base di essa dovrà esserci il riconoscimento responsabile dell’irriducibile dignità della persona: la persona di cui il medico sportivo si prende cura andrà sempre rispettata e valorizzata in ogni scelta da compiere, non solo attraverso il ricorso al consenso informato, ma anche mediante la continua comunicazione all’interessato delle ragioni delle pratiche mediche in atto e delle possibilità – positive ed eventualmente rischiose – ad esse connesse.

Questo rispetto della dignità personale del paziente ha un carattere gratuito e potenzialmente infinito, fondato unicamente sul senso di responsabilità dell’operatore medico: calcolare con l’altro al fine di un proprio interesse o comunque di un ipotizzabile vantaggio sarebbe svuotare di ogni valore la scelta morale. Nessun intervento interessato a qualunque fine di vantaggio personale – economico, scientifico o professionale – da parte del medico risulta eticamente sostenibile. L’unico bene da perseguire sempre, al di sopra di tutto, è quello del paziente: l’etica della responsabilità verso l’altro è la prima fonte ispirativa di un’autentica medicina dello sport. In questo stesso movimento di apertura responsabile all’altro si incontra la rete degli altri che circonda l’io come sorgente di un insieme complesso di esigenze etiche: contemperarle in modo che il servizio reso all’uno non sia ferita o svantaggio per altri è coniugare la morale con la giustizia, che è la forma della trascendenza etica vissuta nella comunità e nella reciprocità dei volti. Regolare in forma collettiva questa rete di esigenze di giustizia è misurarsi sul bisogno del diritto: l’etica della solidarietà integra la sola etica della responsabilità, strappandola al rischio sempre incombente di un suo stemperarsi nell’assolutismo della sola intenzione. La medicina sportiva riconosce qui l’esigenza etica che la impegna al rispetto della legalità, sia di quella generale che di quella espressa nelle regole sportive, oltre che alla salvaguardia dei diritti di tutti, specialmente dei più deboli, perché nessuno sia avvantaggiato a scapito di altri. Infine, quando si riconosce che il movimento di trascendenza verso l’altro e la rete d’altri in cui siamo posti presentano un carattere di assolutezza, sull’orizzonte dell’etica si profila un’altra trascendenza, ultima e nascosta, di cui quella prossima e penultima è traccia e rinvio. Nel volto d’altri è l’imperativo categorico dell’amore assoluto che mi raggiunge, e nell’assolutezza dell’urgenza della solidarietà con il più debole è un amore infinitamente indigente che mi chiama. Questa assoluto bisogno è la soglia che salda l’etica della professionalità puramente mondana all’etica della trascendenza: qui l’etica della responsabilità e l’etica della solidarietà appellano all’etica del dono, alla morale della Grazia. Qui è il bisogno di un “possibile – impossibile amore”, gratuitamente donato da Dio, che viene a narrarsi nel tempo: l’esercizio della medicina sportiva nel suo versante etico rivela qui – non meno di quanto avvenga in altri campi dell’agire umano responsabile – un bisogno profondo di spiritualità e di apertura alle sorgenti eterne e trascendenti della giustizia e dell’amore.

 

a cura di Bruno Forte
arcivescovo di Chieti-Vasto