30 marzo 2019

«Open Sport Ovunque»: dalla tavola rotonda si riparte "INSIEME"

Grazie al progetto “Open Sport Ovunque”, finanziato dalla Fondazione Vodafone, sabato 30 Marzo si sono incontrate le istituzioni sportive che si occupano di persone diversamente abili per unire le forze.
«Open Sport Ovunque»: dalla tavola rotonda si riparte "INSIEME"

La mattina di sabato 30 Marzo, presso l'Holiday Inn di Roma, si è tenuta la tavola rotonda "Pratica sportiva e mondo della disabilità: esperienze a confronto" alla quale sono intervenuti CIP (Comitato Italiano Paralimpico), Special Olympics Italia, FISDIR e FISPES, ospiti del CSI, organizzatore del progetto “Open Sport Ovunque”, finanziato dalla Fondazione Vodafone.

Il Centro Sportivo Italiano, infatti, in occasione del suo 75° anniversario di fondazione, ha presentato una serie di iniziative che celebreranno la sua storia e quella dello sport. In questo contesto, è stato organizzato il primo corso per Dirigente e Operatore sportivo per la disabilitàun appuntamento per ridisegnare l’impegno del Csi al servizio di quanti sono sportivamente abili e per confermare l’impegno educativo e promozionale di tutti gli operatori dell’associazione. Anche lo sport per disabili rischia infatti derive complesse ed esige una seria valutazione da parte della nostra associazione, sia sotto il profilo squisitamente tecnico, sia sotto il profilo culturale.

Ai lavori mattutini della tavola rotonda hanno partecipato i maggiori interlocutori del mondo della disabilità e sono intervenuti il segretario generale del CIP, Juri Stara, il presidente della FISPES, Sandrino Porru, il responsabile comunicazione e marketing FISDIR, Walter Urbinati, il Vicepresidente di Special Olympics Italia, Alessandro Palazzotti e il presidente Nazionale CSI, Vittorio Bosio.

Ad introdurre il dibattito sul tema della promozione sportiva è stato un dato statistico indicativo: degli oltre 3 milioni di persone diversamente abili in Italia, solo l'8,5% pratica sport. Michele Marchetti, direttore generale CSI e moderatore dell'evento, ha domandato agli interlocutori presenti le motivazioni di uno scarso accesso allo sport da parte di moltissime persone.

Alessandro Palazzotti, vicepresidente Special Plympics Italia

"Siamo reduci dei giochi di Special Olympics disputati ad Abu Dhabi dove erano rappresentati tutti gli sport. Notiamo che nel mondo sta cambiando molto la percezione di questa attività.
Il fatto che tantissimi ragazzi con disabilità intellettive si siano mossi senza le famiglie ma con la squadra è un grande successo: il fatto che gli atleti disabili oggi vivano con altri partner la loro esperienza è la conquista migliore che ci dice che nulla è impossibile.
Negli ultimi 50 anni il percorso della disabilità è passato attraverso tre fasi: quella dell'accettazione della disabilità poi quella dell'inclusione. Oggi guardiamo al futuro pensando che le persone con disabilità intellettiva sono coloro che tracciano ed indicano la strada da percorrere: forse siamo troppo visionari, ma siamo convinti che i valori che queste persone incarnano sono dei riferimenti per la società.
Grazie al CSI che oggi ha messo attorno ad un tavolo tanti soggetti che ancora molto hanno da fare per lavorare di sistema.
Se riusciremo a coordinarci, avremo un bacino di destinatari di almeno 1 milione di persone con disabilità intellettiva che hanno bisogno dello sport per esprimere le loro potenzialità e per questo servono professionalità preparate.
Nella filosofia delle nostre manifestazioni teniamo molto a dedicare spazi e momenti alle gare per atleti disabili all'interno di quelle di atleti normodotati: vogliamo che passi il messaggio che nelle nostre società sportive si accolga la disabilità, integrandola con le consuete attività. Abbiamo alcune società che negli spostamenti e nell'organizzazione delle attività porta con sè anche persone disabili facendo tutto con estrema normalità".

Sandrino Porru, presidente FISPES

"Uno dei motivi del basso livello di pratica è la mancanza di opportunità per i disabili. Spesso però la grande difficoltà nasce proprio nelle famiglie che non credono nelle opportunità dei figli o addirittura tra gli atleti stessi. La diversità non è un problema ma un fattore necessario per vivere insieme.
Il progetto OSO esprime la filosofia che esalta la grande abilità che ciascun uomo ha di correre a prescindere dalle condizioni di partenza. Il mondo paralimpico non è una disciplina di un settore specifico dello sport ma è un modo di pensare, anzi, di essere".

Juri Stara, segretario generale CIP

"Il tema della crescita culturale in questo settore è centrale: come CIP ci stiamo muovendo non solo per far crescere il livello tecnico ma tutto il movimento. Lo scorso novembre per esempio abbiamo organizzato il primo Festival della Cultura Paralimpica per mostrare la forza che questo mondo può esprimere".

Walter Urbinati, responsabile comunicazione e marketing FISDIR

"La percezione comunicativa del mondo esterno nei confronti dello sport paralimpico è assai cambiata: gli atleti ricevono moltissime attenzioni e questo permette anche una crescita culturale importante.
Ci occupiamo di 19 discipline ufficiali con i relativi campionati nazionali e l'accordo con il CSI si fonda su una base molto solida".

Per il Centro Sportivo Italiano, Vittorio Bosio ha voluto fare il punto dello stato dell'arte dello sport paralimpico e il ruolo che le differenti istituzioni sportive dovrebbero svolgere per contribuire realmente al movimento. "Il CSI svolge attività paralimpica in 111 comitati", afferma Bosio. "La soddisfazione è che in tanti comitati si svolge attività per disabili ma leggendo i numeri ho anche pensato che in questo settore ci sono delle praterie che spesso non percorriamo perchè costretti ad inseguire l'organizzazione e la quotidianità. Un pericolo per questo sviluppo può essere quello di lavorare ciascuno per il suo interesse, mentre se lavorassimo insieme allora svolgeremmo un reale servizio alla disabilità: lo dico per noi ma anche per gli altri Enti e partner che condividono questo impegno.
Come Ente di promozione sportiva sentiamo la necessità che non ci sia confusione nell'organizzazione sportiva ma ciascun soggetto istituzionale si occupi di ciò che sa fare meglio.
Mi auguro che questa mattinata sia solo un inizio di un percorso in cui camminare insieme".

L'iniziativa che ha riscontrato molto successo in termini di partecipazione, rappresenta un punto di partenza per replicare nelle regioni italiane momenti di riflessione, proposte e formazione sulla disabilità.
 

«Open Sport Ovunque»: dalla tavola rotonda si riparte "INSIEME"