20 ottobre 2019

In Sicilia “convocati” da don Puglisi

Il Csi a Palermo tra i lavori del Consiglio nazionale e il ricordo del prete antimafia

Nelle due importanti giornate trascorse nel capoluogo siciliano dal governo dell’Associazione, sulle orme di Padre Pino, le parole dell’arcivescovo Lorefice ad essere energia di nuova umanizzazione e comunità di “chiamati” ad accompagnare i giovani al vero senso della vita
In Sicilia “convocati” da don Puglisi

Sabato 19 ottobre presso la Chiesa del SS. Salvatore a Palermo ha avuto luogo il Consiglio nazionale del Csi. Nello spirito di don Pino Puglisi, dopo aver approvato lo scorso anno il nuovo  Statuto, è stato un momento storico per l’Associazione, importante per alcune decisioni politiche. “La scelta di Palermo - ha spiegato in apertura, il presidente nazionale Vittorio Bosio - è per rendere omaggio alla città, alla sua gente, alla sua storia, alla comunità cristiana e alle società sportive del territorio siculo. Non solo. Siamo nella città di don Pino Puglisi l’esempio che tutti noi del Csi dobbiamo seguire, una testimonianza che non ha concesso nulla al compromesso ma ha aperto orizzonti di speranza anche in quartieri un tempo dichiarati persi per sempre”. A dare il benvenuto e a salutare i presenti è stato il presidente regionale del Csi Sicilia, Agnese Gagliano, che ha accolto i dirigenti del Csi con le seguenti parole: “Benvenuti in Sicilia per questo momento importante di riflessione politica e storico sulle orme di Pino. Coinvolgerli, Coinvolgerci, significa fare quello che faceva don Pino, capire le persone a partire dai luoghi e i luoghi a partire dalle persone. Conoscere Palermo, la sua storia le bellezze, contrasti, le contrapposizioni come le testimonianze, significa conoscere come don Pino Puglisi il male lo hanno visto in faccia”. A salutare la platea convenuta nel capoluogo siculo è stato l’Arcivescovo di Palermo, Sua Eccellenza Mons. Corrado Lorefice, che ha ricordato al Csi, associazione da lui ben conosciuta, l’essere parte della Chiesa e come la parola “vocazione” , la “chiamata” molto cara a don Pino Puglisi si addica assai bene ad una comunità di fratelli, di “convocati”, come quella che rappresenta in tutta Italia il Centro Sportivo Italiano.

Nel pomeriggio si è quindi tenuto il convegno dal titolo “Padre Pino Puglisi e lo sport: dalle regole alla giustizia sociale”, che, condotto dal Vice Presidente nazionale Marco Calogiuri, ha visto diverse testimonianze, tra cui quelle di due volontarie del Centro di Accoglienza “Padre Nostro”, ente morale, fondato dal Beato Padre Pino Puglisi nel 1991.

Dopo il saluto iniziale del Presidente Regionale del Csi Sicilia, Agnese Gagliano, che ha omaggiato con le famose teste di moro calatine i partecipanti al Consiglio nazionale e in primis il numero uno nazionale, Bosio e quello del Presidente Provinciale Maurizio Polizzi, “dobbiamo fare sempre il meglio per i nostri giovani”, Calogiuri, anche grazie a dei contributi video, ha ripercorso alcuni tratti biografici ed illustrato la figura di Padre Puglisi, un vero testimone di Cristo fra la gente a lui affidata.

Successivamente hanno preso la parola Francesca D'Amico, referente dell’attività sportiva all’interno del Centro Padre Nostro. “Da noi convivono minori, anziani, recupero scolastico, colonie estive, pronto soccorso sociale, consulenza medica, pene alternative, casa famiglia, una casa museo. Ho compreso l’importanza dello sport come spazio educativo da don Puglisi. Il suo metodo era lo sport come mezzo per avvicinarsi in modo semplice ai giovani. Notò che i ragazzini erano per strada, preda di gente spregevole che li avviava a delinquere. Non erano motivati a stare insieme. Prima di fondare il Centro Padre Nostro, TreP fondò il San Gaetano Brancaccio, una società per promuovere attività sportiva come mezzo di formazione fisica e morale. Impegnandoli i ragazzi erano difficilmente adescabili dalla malavita. Suggeriva comportamenti alternativi. Attraverso lo sport e il calcio ancora oggi riusciamo ad attrarre giovani. Giocando nell’esempio di don Pino, contrastiamo ancora oggi la marginalità sociale. Aveva un sogno: realizzare un luogo interamente dedicato ai bambini. Lo abbiamo oggi al Brancaccio, con parco giochi, bocce, campi di calcio e piscina. Nel 2012 un altro è sorto anche a Romagnola con campi di calcio e pallavolo. Qui facciamo attività estive e partecipiamo a ‘Calciando in rete’, un torneo di calcio arbitrato dai fischietti del Csi. L’impatto è stato duro all’inizio. Ero sola di fronte a tanti maschietti. Ora mi sono guadagnata la loro fiducia. Ho capito che bisogna saper aspettare e i risultati arrivano e ne vale davvero la pena. Serve una presenza costante. Così facciamo vivere don Puglisi con noi”

Tocca a Sharon Tringale, anche lei volontaria del servizio civile, nella famiglia del Padre Nostro al Brancaccio. “Dieci anni fa ho iniziato a conoscere Brancaccio e Poggio Maria, struttura dove trascorriamo tanto tempo e dove è difficile far vivere la convivenza e la condivisione. Lavoriamo sulle capacità dei ragazzi del sogno di tre P, con un percorso di legalità che serve per riscoprire noi stessi e regalare la voglia di stupirsi. A Palermo ho iniziato al Padre Nostro. Conobbi Francesca, trovai trenta ragazzini sregolati, provenienti da famiglie disagiate. Mi sono sentita piccola. Abbiamo realizzato una società. Ho iniziato a giocare con loro per farci rispettare, nel genere e nelle regole, rompendo il muro. Di fatti sono giovani che hanno paura del nuovo e del cambiamento. Con costanza e perseveranza abbiamo creato un rapporto quasi amicale. Abbiamo catturato Johnny con il calcio, oggi svolge un lavoro umile ma onesto. Mirco è giovane, oggi frequenta con me il percorso di legalità. “Se ognuno fa qualcosa allora si può fare molto” ripeteva il motto di don Pino. Ecco noi con il nostro piccolo ogni giorno con questa attività facciamo esistere tre P a Brancaccio”.

 

Davvero grande l’attività sportiva, difficile ma che con tanta pazienza e passione portano avanti, grazie alla quale riescono a recuperare tanti ragazzi dalla strada nell’esempio proprio del prete di Brancaccio. Le due ragazze hanno così ispirato l’intervento del numero uno arancioblu, Vittorio Bosio. “Se ognuno fa qualcosa…allora si può fare molto” prendiamola per tutti i dirigenti del Csi e trasportiamola sul territorio – ha affermato subito il dirigente bergamasco - Sono davvero orgoglioso di aver scoperto che la S. Gaetano, la società di don Puglisi fosse affiliata al Csi. O che i nostri fischietti siano ancora impegnati nei tornei al Brancaccio. Vuol dire che il Csi c’è sul territorio e continua a fare del bene. Se siamo a Palermo è perché don Pino è precursore della nostra storia. Nell’accoglienza c’è infatti il nostro spirito. Sono convinto che lo sport da solo non educhi, ma se lo usiamo come strumento che sa anche educare, allora sì. Favoriamo laddove possibile lo stare insieme. Sembra infatti sempre più difficile vivere con gli altri. Ricarichiamoci per fare meglio. Non dobbiamo sentirci sopraffatti dal male. In pochi sottolineano il bene che si fa. La nostra benzina è il bene che facciamo, ed il carburante sono le parole che avete dato voi oggi”.

Le conclusioni pomeridiane sono state affidate all’assistente ecclesiastico nazionale del Csi, don Alessio Albertini, che ha ricordato la grande dimensione spirituale di Padre Pino Puglisi e il tempo prezioso dedicato alla preghiera motore della sua attività.

Abbiamo davanti agli occhi le conseguenze di una scelta importante di padre Pino: aver abbracciato Gesù, aver donato la sua esistenza al Signore. Lo si vede in Cattedrale sulla sua tomba. Sepolto con il titolo di Beato perché ha scelto di stare “Tutto con il Signore”. Accogliendo anche il messaggio dell’arcivescovo stamane di una scelta di un umanesimo fatto di relazione, in cui nello sport l’avversario non sia un nemico da schiacciare, ma un compagno con cui confrontarsi. Dove la tua parte migliore, il tuo  talento deve essere messo al servizio degli altri per costruire una comunità, Padre Pino passava tanto tempo innanzi alla Eucaristia e leggendo la parola di Dio. Perché l’uomo per lui non era un pensiero astratto. Era un’immagine concreta nella figura del Signore Gesù. Ma se non la conosci, te la inventi tu da solo. L’ignoranza delle Scritture, diceva san Girolamo, traduttore della Bibbia, è ignoranza di Cristo. Se vogliamo annunciarlo dobbiamo conoscere il Vangelo. Ecco padre Pino Puglisi andava a scuola in strada e a fare tante cose ma andava anche a pregare in Chiesa. Non dimentichiamolo. Vi chiedo una preghiera sulla tomba di don Puglisi.”

Il vescovo Lorefice al Csi: “Siate energia di nuova umanizzazione”

Il vescovo Lorefice al Csi: “Siate energia di nuova umanizzazione”

Di seguito pubblichiamo l’intervento dell’arcivescovo palermitano, Mons. Corrado Lorefice alla platea ciessina riunita al SS Salvatore.

“Sono assai felice perla scelta che avete fatto di vivere il Consiglio in questa terra. Come segno di Comunione. Direi anche con un cammino segnato da una testimonianza così radicale come quella di Pino Puglisi. Un cammino che dà consapevolezza che la vita degli uomini ha una sua chiamata, ha una sua “vocazione”. La vita degli uomini è fatta per ereditare felicità. Chiaro che venire a Palermo vuol dire venire sui passi di un uomo che ha segnato senza dubbio la coscienza di questa Chiesa e di questo territorio. Ma in ordine proprio a questa finalità: perché gli uomini possano essere felici, e per essere felici bisogna essere liberi. E per essere liberi c’è bisogno di chi introduce al senso più vero ed ultimo della vita. Ecco perché Pino Puglisi è una figura prima di tutto di grande educatore, vicina alla vostra associazione, al Csi, che conosco da quando ero adolescente - ricordo a Noto la sede del Csi, il suo assistente padre Carlo -. Potrei partire da un’esperienza diretta su questa proposta sportiva di accompagnamento di cammini per le nuove generazioni. Per cui ecco la gioia particolare di questa scelta della città e della terra palermitana sulle orme di don Puglisi. Anche perché io ho avuto il dono e la Grazia di incontrarlo, di conoscerlo e di collaborare con lui in questa attività per cui volutamente ho utilizzato la parola, “vocazione”, “chiamata”, perché la sua figura era semplice, ordinaria ma molto poliedrica. Persona molto umile ma arguta. Un’arguzia nascosta dal suo carattere mite e semplice, ma vi assicuro molto arguto. Dal 1988 al 1990 ho condiviso con don Pino l’impegno della Pastorale vocazionale. A quei tempi si aveva una grande visione del termine “vocazione”. A maggior ragione per Pino Puglisi. In lui era chiara l’istanza di una Chiesa che non può vivere senza il ministero ordinato, senza la vita consacrata ma era altrettanto chiara che la categoria “vocazione” non fosse attribuibile solo agli ecclesiastici, anzi; ma era la categoria fondamentale che lui consegnava ad ogni giovane nella Chiesa, comunità di convocati. L’Ecclesia resta sempre la fraternità dei ‘chiamati’, dei ‘convocati’. Una categoria che si addice molto a quella che è la finalità del Csi, attraverso lo sport noi introduciamo altri al senso più vero della vita. Li sosteniamo, li accompagniamo a maggior ragione in questo periodo in cui se c’è una crisi, quella è dei formatori e degli educatori.  Almeno di questo stampo, alla stregua di Pino Puglisi. Il suo motto, in quegli anni ’70, subito dopo il Concilio era “Tutti per tutte le vocazioni”. Quando si sbobinano le pagine dei suoi campi vocazionali, vi assicuro che i temi fondamentali erano questi: un impianto biblico ma poi una chiamata realmente alla vita e alla libertà sulle orme di Cristo che per lui era l’uomo perfetto. E nella Chiesa. Quando spiegava l’appartenenza alla Chiesa don Pino usava l’immagine del pantocratore delle nostre meravigliose cattedrali di Cefalù e di Monreale. Diceva “noi siamo un tassello di questo mosaico. Ognuno deve essere lì al suo posto per formare l’unico Cristo ed il corpo di Cristo che è la Chiesa”. Ed è bello che riscopriate anche questa identità dell’appartenenza alla Chiesa. Bello che Pino Puglisi ci possa ricordare oggi anche la bellezza che noi possiamo addirittura proporre il più bello dei figli dell’uomo. Se noi proponiamo la figura di Gesù, e del Vangelo, in fondo stiamo proponendo la forma dell’uomo. Il Concilio Vaticano II, in quel documento così prezioso che parla della Chiesa nel mondo contemporaneo con l’incipit meraviglioso “Gaudium et Spes”, Gioie e speranze ma poi anche lutti e trepidazioni di questa umanità. In quel documento si legge tra l’altro dell’apporto che il mondo può dare alla Chiesa. Si dice nel paragrafo 41 che chi segue Cristo, uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo. Si ritorna cioè a parlare di umanesimo, di nuovo umanesimo. E io ricordo il dito di papa Francesco a Firenze, nel convegno del 2015, ero l’ultimo dei vescovi eletti, in prima fila. Il dito indicava quel Gesù che campeggiava sulla Cupola famosissima fiorentina. Era il Gesù della lettera ai Filippesi, che pur essendo di natura divina spogliò sé stesso assumendo la nostra condizione umana. Quindi l’augurio che vi faccio è che anche voi possiate essere una energia di una nuova umanizzazione. Noi abbiamo il più bello dei figli di Dio da proporre. Che sia e resti la Charta Magna, il Vangelo del vostro Centro. Che la finalità sia accompagnare altri allo stato della vita più alto che è la libertà e non c’è uomo più libero di Gesù Cristo, che dispone della sua vita perché altri abbiano vita. Ecco perché Pino Puglisi è stato conformato a lui, donando la sua vita perché altri possano essere liberi. Dopo la visita di Papa Francesco a Palermo ho scritto un saggio intitolato: “Siate figli liberi alla maniera di Pino Puglisi”. Vi auguro che le vostre realtà possano seguire questo messaggio. Capaci di solcare la vita di tanti altri, alla maniera di Pino Puglisi. Oggi se c’è crisi riguarda noi adulti. Ecco perché non riusciamo ad agganciare il giovani. I giovani sono meravigliosi. Hanno una ricchezza che andrebbe tirata fuori e per questo ci vogliono adulti che fanno sul serio con la vita, a maggior ragione se sono adulti segnati dalla fede in Cristo Gesù, l’uomo perfetto”

In Sicilia “convocati” da don Puglisi