-IL PUNTO- La Politica dia una risposta forte allo sport

-IL PUNTO- La Politica dia una risposta forte allo sport
Manca una settimana alla “grande sfida”. Fra sette giorni si voterà in tredici regioni italiane e centrodestra e centro sinistra si contenderanno i posti dei Governatori in palio. Mai come questa volta la vigilia ed il “pre-partita” sono state movimentate. A tenere alta l’attenzione è stata la famosa questione delle liste ammesse o non ammesse nel Lazio e nella Lombardia e le relative “scommesse” da bar sui ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato e dintorni. Se non si trattasse di questioni serie, che riguardano il governo del Paese, ci sarebbe da sorridere e divertirsi. Nemmeno Topolino riuscirebbe ad inventare un “giallO” così avvincente e surreale. Purtroppo c’è poco da sorridere. Un po’ di amaro al cuore, per esempio, nasce dal costatare che, nelle scorse settimane, si è discusso di tutto tranne che delle idee e dei programmi. O se lo si è fatto, lo si è fatto troppo poco. A far cadere le braccia è poi il costatare che, ancora una volta, complessivamente lo sport educativo nei programmi dei candidati non c’è. Oppure se c’è, è in fondo alla lista, con impegni generici che dicono poco. Solo alcuni candidati hanno scelto strade diverse, e nelle scorse settimane hanno incontrato, ascoltato, dialogato con il mondo dello sport di base, ragionato su idee e proposte. Purtroppo si è trattato di eccezioni. Complessivamente anche queste “regionali” confermano il ritardo storico della classe politica nel comprendere le potenzialità dello sport come strumento educativo e nel valorizzare le società sportive di base intese come agenzie educative e come patrimonio di umanità per la società del nostro tempo. Il Paese oggi ha bisogno di una politica che torni ad essere vicina alla gente; capace di abbandonare la strada della litigiosità fine a se stessa per ragionare il termini di bene comune della collettività e delle persone; capace di sostenere politiche basate sulla centralità della persona; capace di dare speranza affrontando sul serio l’educazione dei ragazzi e dei giovani. Lo sport con queste politiche c’entra e c’entra tanto. Se orientato nel modo giusto rappresenta uno strumento educativo semplice, prezioso, efficace. Perché allora non sostenerlo e valorizzarlo? Perché non aiutare sul serio le migliaia di società sportive presenti sul territorio? Domande semplici e vere. Talmente semplici, da rimanere troppo spesso senza risposte. Cerchiamo di essere ottimisti. E speriamo che, chiunque vincerà, questa sia la volta buona. Certo di ottimismo ce ne vuole tanto.