-IL PUNTO- Lo sport e la fede: nelle case e nelle piazze

Mentre sabato scorso il Papa incontrava 400mila giovani nella spianata di Montorso, vicino a Loreto, ai Mondiali di Osaka l’atleta etiope Meseret Defar vinceva la corsa femminile dei 5.000 metri. E mentre il Santo Padre ascoltava e rispondeva alle forti testimonianze di vita dei giovani, una giornalista della Rai intervistava in lingua inglese la Defar: «Che cosa le ha dato la forza per vincere?» Risposta: «Lo Spirito che mi accompagna sempre». Domanda ancora la giornalista: «A chi dedica questa vittoria?». Risposta secca: «A Gesù Cristo per quanto mi ha dato fin qui!». Ma, ahimè, la giornalista pur essendo in diretta non traduce questa frase per il pubblico italiano. Motivazioni personali, paura di non essere neutrale o semplice cattivo giornalismo? Quello capitato a Osaka è solo l’ultimo caso della parzialità con cui il giornalismo sportivo valuta la forza della fede presente in tanti campioni. Sono, infatti, molti gli uomini di sport che si vivono nell’intimo del proprio cuore una fede talmente forte capace di curarne le ferite del corpo e dello spirito. Tempo fa Roberto Baggio, a fronte delle molte difficoltà fisiche e psicologiche, dichiarò che solo la fede e la preghiera lo avevano aiutato a recuperare la piena fiducia in se stesso. Ma dato che Baggio si è sempre proclamato buddista e non cattolico, la notizia può essere trasmessa. Mi pare questo un punto centrale di riflessione: l’atleta, come pure ogni uomo di fede, necessita di una casa in cui crescere, pregare, coltivare lo spirito… Come pure necessita di una piazza in cui gareggiare, raccontare e testimoniare il successo del corpo e dello spirito. Il Santo Padre a Loreto ha insistito con i giovani: «C’è un legame reciproco tra la piazza e la casa. La piazza è grande, è aperta, è il luogo dell’incontro con gli altri, del dialogo, del confronto; la casa invece è il luogo del raccoglimento e del silenzio interiore, dove la Parola può essere accolta in profondità. Per portare Dio nella piazza, bisogna averlo prima interiorizzato nella casa, come Maria nell’Annunciazione. E viceversa, la casa è aperta sulla piazza: lo suggerisce anche il fatto che la Santa Casa di Loreto ha tre pareti, non quattro: è una Casa aperta, aperta sul mondo, sulla vita, aperta anche… ai giovani sportivi!». Il Centro Sportivo Italiano ha fatto suo questo concetto attraverso proposte, slogan e iniziative che promuove da anni. Ma quanta fatica a riconoscerne la profezia. Certamente servirà abbattere una parete della propria casa affinché, vinti gli egoismi, ci si apra alla piazza. 
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