-IL PUNTO- Figli e famiglia: fatto di sostanza, non di forma

Nel dibattito politico in corso da settimane sul tema della famiglia, sembra che le uniche questioni di interesse siano legate ad istituzionalizzare nuove forme di convivenze tra adulti.
Nel dibattito politico in corso da settimane sul tema della famiglia, sembra che le uniche questioni di interesse siano legate ad istituzionalizzare nuove forme di convivenze tra adulti. E i figli? Ci ricordiamo di loro solo per la scelta dei cognomi? Dobbiamo uscire fuori dalle secche di questo dibattito, riproponendo con forza la "questione educativa". La famiglia è oggi il soggetto sociale più in trasformazione e il più debole. Una sorta di vaso di creta tra vasi di ferro, rappresentati dal potere e dalla potenza del mercato. E allora, come aiutarla nel suo difficile compito educativo? Il CSI ritiene plausibile la propria “mission” educativa tra i giovani, solo se perseguita in cooperazione con le famiglie. L’educazione è un fatto globale, un prodotto di insieme: non si fa a spicchi né a salti. L’esperienza delle nostre società sportive dice che dove la famiglia non c’è, o naviga a vista, le cose si mettono male per i figli e per quanti si mettono in testa di dare loro una mano. Di ragazzi soli e abbandonati a se stessi ne andiamo vedendo sempre di più. Più di cinque milioni di giovanissimi soffrono di solitudine e di "mal di vivere". Alla fine è un problema di sostanza, non di forma: le politiche pubbliche dovrebbero investire ogni risorsa disponibile su un modello di famiglia stabile, fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, capace di assumersi in pieno le proprie responsabilità sociali, la prima delle quali è appunto la responsabilità di educare la generazione che verrà. La politica non può isolare la famiglia, ridurla a semplice utente o consumatore di servizi, né considerarla soltanto un’entità economica cui andare incontro solo quando si trova in estrema difficoltà, ma va recuperata attraverso interventi preventivi al suo fondamentale significato "pubblico", di motore dello sviluppo della società italiana. Purtroppo sembra avvenga il contrario, e il nucleo familiare è visto anzitutto come soggetto fiscale, da "tartassare" con balzelli che poco rispettano le condizioni minime al di sotto delle quali si fa naufragio. Di fronte a tanti ragazzi che oggi fanno di tutto per restare adolescenti il più a lungo possibile, a differenza delle passate generazioni in cui bruciava la voglia di diventare adulti al più presto, ho il dubbio che a sconsigliare la via dell’ "adultità" ci sia, da una parte, una generazione di padri e di madri incapaci di essere punti di riferimento per i loro figli, e dall’altra vite così faticose da non poter costituire una meta cui aspirare. Ridare sicurezza alla famiglia e preservarne la dignità e la coesione sono elementi chiave per consentire ai ragazzi di oggi trovare nella famiglia la forza, il sostegno e la speranza per progettare seriamente la loro vita.