-IL PUNTO- Sport & integrazione, insieme si vince

-IL PUNTO- Sport & integrazione, insieme si vince
Nel dibattito che anima in questi giorni il nostro Paese sul tema dell’integrazione delle minoranze immigrate sono rimaste stranamente fuori due voci, che invece andrebbero sollecitate e coinvolte a portare il loro contributo: la scuola e l’associazionismo sportivo. Finiti i tempi dell’esercito di leva, che amalgamava la gioventù generazione per generazione, la scuola dell’obbligo rimane il principale territorio su cui edificare l’integrazione tra giovani autoctoni e i figli dell’immigrazione, favorendo la conoscenza reciproca, l’abbattimento dei pregiudizi, il saldarsi di culture ed etnie originariamente molto differenti. Non sappiamo quanto la scuola sia già pronta ad addossarsi questo compito, certamente non facile, ma sappiamo quanto gioverebbe ad essa e a tutto il Paese se anche il mondo dello sport, nel suo complesso, si mettesse a disposizione. L’impiego dello sport come strumento di integrazione e coesione sociale è auspicato da tempo. Già nel dicembre del 1999 la Relazione di Helsinki sullo sport della Commissione delle Comunità Europee affermava: «È importante che i programmi comunitari esistenti possano utilizzare lo sport per lottare contro l’esclusione, le disuguaglianze, il razzismo e la xenofobia». Il CSI sa quanto ciò sia vero, perché da tempo lancia progetti ispirati al binomio “sport&integrazione”. Certo, come è vero che non tutto lo sport educa è anche vero che non tutto lo sport integra. C’è bisogno che a monte delle varie proposte di attività ci sia un’intenzionalità educativa che inclini all’accoglienza, all’integrazione, alla coesione. C’è bisogno di uno sport giovanile che non escluda chi è diverso, chi è povero o chi è emarginato, anzi vada a cercarlo. C’è bisogno di uno sport giovanile che non comprima e non esasperi, piuttosto aiuti a liberare fiducia e felicità; c’è bisogno di uno sport giovanile animato e condotto per mano da un volontariato competente e motivato, e non da prestatori d’opera votati solo al profitto. Le Società sportive di base in Italia sono oltre 80.000, diffuse in ogni angolo della Penisola. Fermiamoci a pensare quale grande vantaggio deriverebbe per tutti, non soltanto nello sport, se quelle Società si trasformassero in altrettanti avamposti dove si lavora quotidianamente per trasformare i ragazzi di ogni etnia nei giovani cittadini di domani, educati alla democrazia, al rispetto della persona e alla convivenza civile.