30 gennaio 2014

A Sochi tifiamo per gli azzurri e per i valori dello sport

Che i Russi siano tra i Paperoni dell’era moderna non è una novità. Lo confermano anche nello sport. Per organizzare le Olimpiadi di Sochi hanno già speso più di 36 miliardi di euro, 5 volte il budget inizialmente previsto. Il nostro Fabio Capello, allenatore della nazionale russa, è il mister più pagato al mondo. E se la Federazione Italiana Sport Invernali investe circa 200mila euro l’anno per la disciplina del Biathlon, la Russia per la stessa causa mette sul piatto 15 milioni di euro. A tutto questo fanno da contraltare le tensioni che si registrano nella società, l’abbandono in strada cui sono condannati gruppi di bambini e anziani. Per restare allo sport, anche la “contraddizione” tra le tonnellate di denaro investite in Russia nello sport di vertice e la “povertà assoluta” dello sport di base (medicina salvavita della società mondiale di oggi) è stridente, pur se il fenomeno non è solo russo e, con cifre differenti, si trova dappertutto. Ciò detto, cosa possiamo aspettarci dalle Olimpiadi di Sochi? I pronostici non ci appartengono. Ai 113 atleti che fanno parte della delegazione “azzurra” vogliamo far sentire tutto l’affetto ed il tifo dello “sport in oratorio”. Quando si tratta di Olimpiadi invernali, a scendere in pista sono molto spesso ragazzi e ragazze poco conosciuti, abituati a mangiare ogni giorno “sudore e fatica” lontano dai riflettori. Atleti che hanno cucito addosso i valori dello sport e della vita. Per questo ci piace fargli sentire il nostro “tifo positivo”. Con loro vogliamo salutare con entusiasmo la presenza di monsignor Mario Lusek, cappellano olimpico, che prosegue una tradizione “aperta” a suo tempo da monsignor Carlo Mazza e costituisce un segno significativo per tutto lo sport italiano. Ci piace immaginare che gli azzurri, impegnati a dare il meglio di sé per conquistare medaglie, sentano sempre la responsabilità di essere modelli educativi per i giovani.

Che i Russi siano tra i Paperoni dell’era moderna non è una novità. Lo confermano anche nello sport. Per organizzare le Olimpiadi di Sochi hanno già speso più di 36 miliardi di euro, 5 volte il budget inizialmente previsto. Il nostro Fabio Capello, allenatore della nazionale russa, è il mister più pagato al mondo. E se la Federazione Italiana Sport Invernali investe circa 200mila euro l’anno per la disciplina del Biathlon, la Russia per la stessa causa mette sul piatto 15 milioni di euro. A tutto questo fanno da contraltare le tensioni che si registrano nella società, l’abbandono in strada cui sono condannati gruppi di bambini e anziani. Per restare allo sport, anche la “contraddizione” tra le tonnellate di denaro investite in Russia nello sport di vertice e la “povertà assoluta” dello sport di base (medicina salvavita della società mondiale di oggi) è stridente, pur se il fenomeno non è solo russo e, con cifre differenti, si trova dappertutto. Ciò detto, cosa possiamo aspettarci dalle Olimpiadi di Sochi? I pronostici non ci appartengono. Ai 113 atleti che fanno parte della delegazione “azzurra” vogliamo far sentire tutto l’affetto ed il tifo dello “sport in oratorio”. Quando si tratta di Olimpiadi invernali, a scendere in pista sono molto spesso ragazzi e ragazze poco conosciuti, abituati a mangiare ogni giorno “sudore e fatica” lontano dai riflettori. Atleti che hanno cucito addosso i valori dello sport e della vita. Per questo ci piace fargli sentire il nostro “tifo positivo”. Con loro vogliamo salutare con entusiasmo la presenza di monsignor Mario Lusek, cappellano olimpico, che prosegue una tradizione “aperta” a suo tempo da monsignor Carlo Mazza e costituisce un segno significativo per tutto lo sport italiano. Ci piace immaginare che gli azzurri, impegnati a dare il meglio di sé per conquistare medaglie, sentano sempre la responsabilità di essere modelli educativi per i giovani.

Sarebbe bello se da Sochi arrivassero, oltre che risultati, storie, testimonianze, messaggi sui valori dello sport e della vita. Ci piace immaginare che questa sensibilità sia fatta propria anche dal nuovo Presidente del Cio, Thomas Bach. Sarebbe una gran cosa se ogni Olimpiade d’ora in avanti si caratterizzasse per un messaggio “forte e chiaro” a tutta l’umanità, se lo sport si prendesse sulle spalle la responsabilità di far vincere i valori della vita. Grandi persone come Nelson Mandela, il quale affermava che lo sport può cambiare il mondo, ci hanno sempre creduto. È vero, i messaggi sono solo messaggi, ma è anche vero che i messaggi possono diventare “segni”, ed è vero che i segni possono attivare processi di cambiamento straordinari. Esempi?

La lotta mondiale alla sedentarietà; la sfida di affermare il diritto di giocare per tutti i bambini che vivono nei Paesi in via di sviluppo sotto la soglia di povertà; fare dello sport di vertice un “mondo” capace di coniugare sempre “prestazione e valori”, liberandolo da malattie degenerative come il doping o le scommesse: avvicinare i popoli attraverso lo sport.

Da sempre sono valori olimpici. Sochi potrebbe essere una grande occasione o un’occasione persa. Nel frattempo “forza azzurri”: il popolo dello sport in oratorio è con voi.

L'angolo del Presidente

A Sochi tifiamo per gli azzurri e per i valori dello sport

Massimo Achini

Presidente Nazionale