30 aprile 2015

Lo sport di condominio per riportare la gioia nei cortili

«Matteo vieni su che la cena è pronta!».
Diverse generazioni di italiani sono cresciute con questo ritornello.
Mamme affacciate al balcone arrabbiate e i bambini giù in cortile decisi a finire l’ultima partitella, senza alcuna voglia di “andare su” a lavarsi le mani e mettersi a tavola. Oggi non è più così.

«Matteo vieni su che la cena è pronta!».

Diverse generazioni di italiani sono cresciute con questo ritornello.

Mamme affacciate al balcone arrabbiate e i bambini giù in cortile decisi a finire l’ultima partitella, senza alcuna voglia di “andare su” a lavarsi le mani e mettersi a tavola. Oggi non è più così. I cortili dei nostri condomini sono tristemente e desolatamente vuoti con i ragazzi chiusi in casa incollati a tablet, pc, smartphone o videogiochi. In qualche parte anche il regolamento di condominio affisso, con la specifica addirittura che “è rigorosamente vietato giocare in cortile”. Il Csi ogni tanto ne combina una delle sue. Pensate ad un gruppo di giovani “illuminati” che si inventa un bel progetto. Come obiettivo tornare a riempire i cortili dei casermoni di periferia delle nostre metropoli di gioia, allegria dei bambini e magari qualche vetro rotto. Cosa si inventano?

Ideano una sorta di “ambulanza sportiva” che raggiunge i vari palazzi, scarica “animatori e giochi” e organizza in un amen un pomeriggio a base di divertimento, sport e attività motoria, facendo una bella “alleanza educativa” con gli amministratori dei condomini della loro città (Bologna) convincendoli a promuovere l’iniziativa. Ecco che, come per magia, i cortili tornano a riempirsi di giovani e l’effetto prodotto oltrepassa la semplice attività sportiva. Le famiglie dello stesso pianerottolo, che al solito si salutano a fatica, tornano a dialogare e ad organizzare merende, perfino a costituire delle società sportive di condominio. Così si intensificano le relazioni e lo sport diventa apripista d’umanità. In fondo il ruolo del Csi è sempre stato questo: portare lo sport a tutti ovunque, piazze, parchi, cortili, carceri, comunità… Ciò che conta è arrivare alle frontiere del nostro tempo, che siano sotto casa nostra o a migliaia di chilometri di distanza fa lo stesso. Di simili geniali progetti in giro per l’Italia ce ne sono tanti. Un altro esempio?

Penso a chi sbarcato coi barconi nel nostro Paese, si è ritrovato due giorni dopo in un centro di accoglienza a Modena dove c’è già una società sportiva che il giorno seguente ha pronta “maglietta e calzoncini” per dirgli «vieni a giocare con noi?». Ed intorno ad un pallone comincia una storia vera di integrazione nella più assoluta semplicità. La valenza sociale dello sport ha un potenziale educativo devastante.

Aiuta ad affrontare e risolvere problemi seri della nostra società quali l’educazione dei giovani, la solitudine, l’integrazione, i giovani a rischio, la salute ed i corretti stili di vita.

Facciamo fatica in Italia a capire e prendere sul serio questa verità. Sembra che il “problema dei problemi” sia quello delle curve e della violenza negli stadi, da decenni affrontato, senza riuscire mai a trovare la soluzione. Un problema che “drena” risorse e impegno, giustamente, dei vertici delle istruzioni civili e sportive del Paese. Sarebbe, però, altrettanto giusto prendere sul serio sino in fondo le potenzialità educative e sociali dello sport.

Perché davvero con un pallone si può cambiare la qualità della vita dei cittadini. A partire dai cortili sotto casa.

L'angolo del Presidente

Lo sport di condominio per riportare la gioia nei cortili

Massimo Achini

Presidente Nazionale