12 novembre 2015

Il “pareggio mediocre” di Márquez e un 4° posto che “Vale”

Il filosofo sloveno Slavoj Zizek racconta di una strega che disse a un contadino: «Farò a te quello che vuoi, ma ti avverto, farò due volte la stessa cosa al tuo vicino». E il contadino, con un sorriso furbo, le rispose: «Prendimi un occhio».

Chissà quanti occhi increduli incollati alla tv hanno seguito quello che è successo sulla pista di Valencia domenica scorsa, quando Marc Marquez ha preferito perdere la gara rinunciando a “prendere rischi” con la, neppure tanto segreta, volontà di non far trionfare Valentino Rossi e di negare la vittoria al compagno di scuderia Pedrosa. Desiderare la sconfitta di un avversario prima che la propria vittoria. «È stato un biscottone – secondo Vale – come certe squadre di C2 a fine stagione devono pareggiare per non retrocedere». Ma come?! L’anima dello sport, lo dice la carta olimpica, non sta nell’impegno di ogni contendente di cercare di vincere? Lo stesso Papa Francesco aveva spronato gli atleti a “non accontentarsi di un pareggio mediocre” ma a “giocare in attacco”. Almeno per una volta non potranno dire, con una certa ironia, alla squadra dell’oratorio che “l’importante non è vincere ma partecipare”, perché troppi piccoli campioni sembrano ritrovarsi sulla pista di questa filosofia. Di certo non Valentino Rossi, autore di una rimonta quasi impossibile dall’ultima posizione in griglia di partenza: dieci sorpassi al primo giro, tre al secondo, altrettanti al terzo fino a raggiungere il quarto posto al tredicesimo giro. Se non è un record è comunque un’impresa. A quel punto è quarto e non può far altro perché il terzetto dei primi è ormai lontano. Con le gomme ormai andate, poteva solo sperare in un sorpasso delle due Honda. Marquez sembra provarci ma alla fine non sferra l’attacco. «Marquez andava il doppio di Lorenzo, ma non ha mai provato a passarlo». Il pilota più aggressivo, coraggioso, che ci prova sempre e comunque, non attacca Lorenzo. L’unico sorpasso lo effettua su Pedrosa al penultimo giro dopo che Dani lo aveva superato. Marc giura di aver fatto il possibile per vincere e replica a chi lo accusa: «Come sempre ho dato il cento per cento». Eppure, mentre sotto il podio si odono dei fischi, Valentino Rossi rientra nel box accolto da campione.

Campione non diventa solo colui che alla fine di una stagione ottiene più vittorie e più punti. Campione è soprattutto chi può togliersi il casco e guardarsi allo specchio senza doversi vergognare perché si è battuto lealmente, senza rinunciare a provarci. Questo è ciò che fa la differenza tra un vincitore e un campione: gioire non tanto per la stima che gli altri hanno di lui ma per la stima che lui ha di se stesso. Si tratta di ritrovare questo onore per combattere la logica della vittoria a qualunque costo, che oggi spinge un esercito di atleti a svendere i propri principi e quelli dello sport alla fiera della dignità. I vincitori sono dei fifoni che si nascondono dietro gli alibi. I campioni, invece, non hanno paura di rischiare perché sanno che è sempre “meglio una sconfitta pulita che una vittoria sporca”.

 

L'Angolo del Consulente Ecclesiastico Nazionale

Il “pareggio mediocre” di Márquez e un 4° posto che “Vale”

Don Alessio Albertini

Presidente Nazionale