3 marzo 2016

Varcare la Porta Santa della Misericordia per aprire i cuori

Domattina la Presidenza Nazionale del Csi attraverserà la Porta Santa della Misericordia della Basilica di San Pietro. Un gesto semplice ma significativo anche per la stagione che la nostra associazione sta vivendo. Entrare per quella porta significa anzitutto aprire la porta del nostro cuore “per scoprire la profondità della misericordia del Padre” e abbandonare “ogni forma di paura e di timore” per essere arricchiti di fiducia e speranza.

Ogni passaggio, che sia una porta o una nuova stagione associativa, è animato da una buona dose di incertezza. È necessario ritrovare la motivazione profonda che ha spinto a intraprendere l’avventura per non cadere nello scoraggiamento, nella rinuncia o peggio ancora nella ricerca esasperata di una via di fuga, che si chiami alibi, critica alle persone, negazione dell’evidenza. Chiarire perché ci siamo trovati a impegnarci nello sport è una seria riflessione che non può essere rimandata in un tempo di passaggio come questo. Ci sono tre vie educative, ha ricordato Papa Francesco, e una di queste è lo “sport”. Noi educhiamo con lo sport e non semplicemente offriamo sport. È la missione che ci sentiamo affidata anche dalla Chiesa nel suo andare nelle periferie per incontrare, accogliere, accompagnare. Chi si trova a guidare l’Associazione o si appresta a farlo si assume questa grande responsabilità: preservare da ogni pericolosa deriva la nostra originalità e insieme non rinunciare a percorrere ogni strada possibile per farsi “prossimo” con lo sport. “Comandare” è un servizio e non secondo la mentalità mondana, come avverte il Papa, una personale ambizione. Servo è colui che antepone il bene dell’altro a qualsiasi proprio interesse, fosse anche quello di un passo indietro, perché sa che l’unico interesse da ricercare è il meglio per la felicità degli altri. Gli altri non sono semplicemente degli ideali. Per un’associazione sono gli iscritti, per l’antropologia sono l’uomo concreto, per un cristiano sono anche fratelli e sorelle. Sono loro che popolano i nostri comitati e devono essere serviti. Abbiamo la fortuna, dopo anni di intenso servizio, di abitare sull’intero territorio nazionale.

Ognuno ha la sua peculiarità e insieme anche i suoi limiti. Evangelico è “portare i pesi gli uni degli altri” cioè non mettere a tacere la voce di chi reclama attenzione, sostegno o magari un po’ di interesse per il prezioso lavoro che svolge nel suo territorio.

Passare la Porta Santa è il desiderio “di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci” anche a loro. Infine, ma non da ultimo, passare la Porta della Misericordia sarà un impegno a essere misericordiosi gli uni con gli altri perché non si può ricevere misericordia ed essere arroganti, con toni forti o addirittura con atteggiamenti che appartengono alla “militanza mondana”. La misericordia è la capacità di non avere paura dell’altro ma di saperlo ascoltare con dolcezza, discernimento e rispetto. Anche dallo stile dipende il nostro educare con lo sport.

L'angolo del Consulente Ecclesiastico Nazionale

Varcare la Porta Santa della Misericordia per aprire i cuori

Massimo Achini

Presidente Nazionale