21 luglio 2016

Per vincere le Olimpiadi bisogna fare degli italiani un popolo di sportivi

Ancora oggi ogni riflessione sulla opportunità o meno di organizzare le Olimpiadi del 2024 in Italia, a Roma, parte da una lettura scontata e ormai superata di questa manifestazione come se i Giochi Olimpici fossero solo la massima espressione della competitività e nulla più. Da questo errore d’impostazione scaturiscono quegli altri che portano a pensare che si debba solo avere cura di selezionare i migliori atleti della Nazione per confezionare delle potenziali medaglie d’oro. Tutto è finalizzato a questo risultato, dal reperimento delle risorse economiche per l’organizzazione, fino alla costruzione di nuovi impianti all’altezza dello sport di altissimo livello. Questo approccio a mio avviso è di corto respiro. Lo sport in Italia produrrà campioni, sintesi di un movimento veramente diffuso, popolare, economicamente e socialmente rilevante, solo se sapremo finalmente capovolgere il punto di vista. Partendo ovvero dalla base, dal territorio, dall’infinita rete di società sportive che raccolgono, organizzano e permettono di fare sport a centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi (oltre che di giovani e di adulti). Ad inizio luglio ho avuto l’opportunità di illustrare, in audizione al Senato, le idee del Csi sulla diffusione dello sport nella comunità italiana. L’attività sportiva proposta e gestita dal Csi, oltre a rappresentare un punto di riferimento sicuro e di grande valore per milioni di famiglie, è luogo di formazione, educazione, aggregazione. Potremmo fare esempi a non finire. Mi preme però, qui, sottolineare che se vogliamo delle Olimpiadi che esprimano il livello di sportività raggiunto dagli italiani, occorre valorizzare l’associazionismo sportivo per far crescere l’Italia dello sport in senso ampio, articolato e più solido. Fra le associazioni di promozione sportiva, il Csi da solo rappresenta 13.500 società sportive guidate da 90 mila dirigenti che quotidianamente si prendono la responsabilità di portare atleti di ogni età sui campi, nelle palestre, sulle piste, in piscina, ecc. Che dire poi del valore sociale dello sport di base? Che ne sarebbe dell’Italia senza quella preziosa disponibilità di decine di migliaia di allenatori e dirigenti che si preoccupano anche di chi è ai margini della società, di chi stenta a scuola, delle famiglie dove si fatica a comprare pane e latte e dove gli scarpini per il figlio sono l’ultima delle priorità? Siamo o no un popolo di sedentari che va incontro a rischi sanitari crescenti, con costi sempre più alti e insostenibili per la salute dei cittadini? Il Csi è fra gli Enti che ha concretamente attivato iniziative per l’inserimento nello sport delle persone con differenti forme di disabilità. Non viene fatto per ragioni caritatevoli ma per scelta di civiltà, per realizzare un’idea di sport che superi tutte le barriere. È fin troppo facile ricordare, infine, come proprio il Csi abbia prodotto dignitosissimi progetti di inclusione e integrazione degli immigrati. Dunque, le Associazioni di promozione sportiva rappresentano un patrimonio che chiede solo di essere valorizzato. Con una maggiore attenzione del Parlamento e del Governo per queste realtà, avremmo finalmente nelle Olimpiadi un modo per far crescere in tutta la Nazione il livello della pratica sportiva, garantendoci un futuro di atleti anche di altissimo livello.

 

L'angolo del Presidente

Per vincere le Olimpiadi bisogna fare degli italiani un popolo di sportivi

Vittorio Bosio

Presidente Nazionale