Pastorale dello Sport -
Centri Estivi
24 maggio 2018

L’incanto, la gratuità e la bellezza che c’è nello sport

Sono tante le motivazioni di chi pratica uno sport: giocare insieme, essere prestanti, tenersi in allenamento, educare se stessi ad una disciplina. Ce n’è una, però, che mi affascina particolarmente: la bellezza. Capisce lo sport solo chi percepisce la bellezza. Di certo vincere è importante e non secondario, partecipare ancora di più, tenere lo spirito di gruppo è un bell’aiuto per la nostra solitudine, ma ciò che ricordiamo di uno sportivo è quando ci ha donato momenti di bellezza. Rimaniamo incantati di fronte ad un’azione dove tutto fila liscio o ad un esercizio di ginnastica che esalta il corpo e non rovina nulla della sua perfezione... Il bello ha la capacità, nella nostra cultura, di dirci qualcosa di più, di affascinarci e di mostrarci un lato
diverso della vita: non ci basta l’utile, non ci può definire solo il guadagno. La bellezza, nello sport, ha a che fare con la gratuità. Per fare cose belle nello sport bisogna, infatti, essere liberi, soprattutto da noi stessi: chi vuole segnare il gol solo lui e non passa mai il
pallone rischia di rendere brutto tutto il gioco, perché si veda la bellezza occorre che ciascuno metta via un pizzico di egoismo e doni con gratuità quello che serve agli altri. È la bellezza del noi, non
solo dell’io. Si è più belli quando si arriva insieme alla meta e non da soli, perché la bellezza di tutti toglie via le macchie di brutto che ciascuno di noi, inevitabilmente, porta con sé. La bellezza, nello sport, si percepisce nella fatica, cioè non è staccata dalla sforzo e
dalla ricerca che ciascuno di noi deve compiere, non è la bellezza patinata ma quella di chi raccoglie il frutto di ciò che ha seminato. È una bellezza non senza di noi, ma con tutto noi stessi. Si esprimeva
così il Beato Paolo VI ai partecipanti al Giro d’Italia: «la vita è uno sforzo, la vita è una gara, la vita è un rischio, la vita è una corsa, la vita è una speranza verso un traguardo, che trascende la scena dell’esperienza comune, e che l’anima intravede» (30 maggio 1964). Si intuisce, in questa affermazione del grande Papa bresciano, la capacità che lo sport possiede per avvicinare alla spiritualità:
siamo belli quando doniamo e ci giochiamo, non quando evitiamo la fatica del vivere. La bellezza vera è quella che cambia noi stessi e il mondo. Vi auguro uno sport bello, non finto. Tifo con voi per costruire, nei nostri oratori e ovunque si pratica lo sport, la possibilità
di donare momenti di bellezza a tutti: non è poco!
 

L'angolo dell'assistente

L’incanto, la gratuità e la bellezza che c’è nello sport

A cura di Pierantonio Tremolada

vescovo di Brescia