2 aprile 2020

Siamo tra color che son sospesi… dalla parte delle Società

Leggo con sollievo i primi titoli di giornale improntati alla speranza ed aver iniziato una sia pur timida ed incerta risalita dal tunnel della devastante pandemia sul piano sanitario, sociale ed economico. Non è finita e raccomando a tutti di continuare a rispettare le indicazioni istituzionali perché questa epidemia è davvero terribile. Ho il dovere di pensare all’oggi e al domani del Csi. Penso spesso, alle società sportive, alle Parrocchie, agli Oratori, ai centri aggregativi, a chi opera nelle piscine e nelle palestre, nei luoghi dello sport di base, educativo, formativo e costitutivo del tessuto sociale di base. Un mondo che conosco da vicino e che amo profondamente. Lo ripeterò finché possibile: questo è il vero fondamento dello sport italiano: quel-l’attività che contrasta la solitudine, l’isolamento dei giovani, la sedentarietà, l’abbandono scolastico. Vorrei scongiurare quindi il pericolo di risvegliarci da questo incubo (reale) con la distruzione del tessuto sociosportivo di base. Richieste? Come anticipato due giorni fa al ministro dello sport, Spadafora, che ha riunito in una call conference gli enti di promozione sportiva (di cui potete leggere in pagina le risultanze più significative) poche parole, azioni concrete, coinvolgimento della base sportiva, per definire meglio i contorni di quello sport, che è cresciuto a dismisura e che oggi soffre visceralmente la sospensione e questo periodo di attesa. Concretamente, nei giorni scorsi il Csi ha spedito un questionario alle sue 13 mila associazioni sportive affiliate. Migliaia le risposte: ben oltre le nostre aspettative.

Con il questionario abbiamo chiesto di stimare le difficoltà, di raccontarci i disagi economici ed organizzativi, di renderci partecipi della condizione in cui versa lo sport reale, quello che non lascia indietro nessuno. Quello “indispensabile”. I dati continuano ad arrivare e ci faremo parte attiva affinché siano trasmessi integralmente al Ministro dello Sport, alla società governativa Sport e Salute e al Coni. Non vogliamo fare i sindacalisti del mondo sportivo. Vogliamo rappresentarne invece l’energia, la forza che lo anima, la capacità di essere motore delle nostre comunità.

Lo sport, la vita, tutto ci spinge a stare insieme, all’incontro con l’altro, ad essere portatori di felicità e di speranza, specie ora che non possiamo farlo nelle relazioni concrete e reali di tutti i giorni. Vogliamo che questo spirito che anima le nostre giornate “casalinghe” continui ad essere il motore della passione, che ci ha distinti nell’animazione sportiva, sociale e culturale che realizziamo quotidianamente nelle nostre comunità.

Da soli però non possiamo fare miracoli. Servono aiuti. Le associazioni lo hanno detto chiaramente. Serve innanzi tutto il riconoscimento della dignità dello sport di base; serve riscoprire il senso, ridare valore ad un nuovo umanesimo che passa anche attraverso lo sport. Non possiamo lasciare indietro nessuno. Occorrono risorse economiche straordinarie, ma soprattutto serve che ci prendiamo la responsabilità di accompagnare per mano le associazioni, semplificando il loro onere burocratico ed amministrativo, permettendo loro di concentrare tempo ed energie su una rinnovata proposta educativo– sportiva, a misura dei tempi che viviamo e vivremo. In questi giorni drammatici è importante che queste realtà di base sappiano che non sono sole e che il Centro Sportivo Italiano vive e opera per tutelarle e valorizzarle.

L'angolo del Presidente

Siamo tra color che son sospesi… dalla parte delle Società

Vittorio Bosio

Presidente Nazionale