25 febbraio 2021

«Non è questo il digiuno che voglio»

Tra le condizioni che la Quaresima ci offre per vivere il nostro cammino di conversione c’è il digiuno: una forma di privazione di qualcosa imposta dalla nostra libertà. Spesso era visto come una forma di sacrificio offerto a Dio ma Dio non ha bisogno di questa offerta da parte nostra. Freud, non certo un difensore della fede, affermava che chi non sa fare delle rinunce neppure può maturare come persona. E’ solo con il digiuno che diventiamo capaci di non aggrapparci alle cose per vivere responsabilmente la nostra vita. Da un anno siamo stati costretti a rinunciare alle nostre attività sportive. Niente campionati, limitazione degli allenamenti, sospensione delle manifestazioni nazionali… Vorrei invitarvi ad accogliere questo “digiuno sportivo” come un dono prezioso per amare di più il nostro prossimo. Anzitutto fermandoci a riflettere con verità su ciò che davvero ci manca. Quando ci sediamo a tavola e le provviste scarseggiano il piacere non consiste più nel

mangiare ma nel conversare con i nostri commensali. Forse è così anche per noi oggi. Privati dei nostri programmi, delle nostre partite dobbiamo recuperare la bellezza del volto dei nostri ragazzi, dei nostri amici, dei compagni di gioco. Non ci mancano semplicemente perché non possiamo fare quello che ci piaceva di più, l’attività sportiva, ma perché sentiamo la loro presenza come necessaria per la nostra vita. Ce ne rendiamo conto proprio adesso che non ci sono e non sono più qualcosa di scontato. Il digiuno che Dio desidera consiste anche nel «condividere il pane con l’affamato». Quando si ha poco si condivide con chi è nel bisogno. «Nessuno venga lasciato indietro» ci ha più volte ricordato Papa Francesco. Anche nello sport tutti devono avere la possibilità di mettersi in gioco, non solo i più bravi, anche coloro che hanno dei limiti, nella tecnica e nella vita. Non voltiamo il nostro sguardo: chi è considerato “scarto o avanzo” da questo mondo ha il diritto di essere felice. Il CSI ha il dovere di regalargli la gioia.

L'angolo dell'assistente

«Non è questo il digiuno che voglio»

Don Alessio Albertini

Assistente Ecclesiastico Nazionale