4 marzo 2021

«Fino a settanta volte sette»

Racconta un’antica storia ebraica che Dio, dopo aver creato il mondo, non riusciva a farlo stare in piedi: lo metteva dritto e cadeva, lo metteva dritto e cadeva. Allora Dio creò il perdono, glielo pose accanto e il mondo stette in piedi. Il mondo ha bisogno di uomini e donne capaci di perdonare. Anzitutto perché non esiste nessuna comunità ideale dove è facile volersi bene e tutto si svolge senza rivalità o litigi. Quando due o tre sono radunati non è solo l’occasione perché Gesù possa farsi presente ma anche la scoperta di un pensiero diverso dal mio, di un desiderio che ostacola la mia libertà. Non è possibile scappare o rinchiuderci isolandoci dagli altri. Noi siamo strutturalmente programmati per relazionarci con altre persone. Non possiamo pensare di non aver problemi con gli altri semplicemente perché con loro “non ci parlo”. Perdonare è l’invito a non abituarsi al male, alla rassegnazione di chi pensa che sarà sempre così… non c’è più nulla da fare. Certo il male non si cancella, resta come una ferita che ci fa male e non si cicatrizza, anzi, brucia. Ci sono offese che non riusciamo proprio a mandare giù! Perdonare non è scusare come se fosse capitato qualcosa accidentalmente. Schiacciare un piede a qualcuno nella ressa è un male involontario e può essere scusato senza bisogno di perdono. Perdonare, invece, è sicuramente un atto coraggioso della nostra libertà che desidera riprendere una relazione interrotta, è riconoscere che non è mai troppo tardi per cercare di ritessere una fraternità ferita. Per farlo è necessario passare attraverso la verità, che non può far finta del male, non lo copre, non lo traveste. Il male è male ed è un’azione compiuta liberamente da qualcuno. Insieme è necessaria l’umiltà. Occorre umiltà per chiederlo e umiltà per concederlo. Forse anche per questo il perdono riavvicina: due persone hanno accettato di abbassarsi, di scendere dai loro troni dell’orgoglio e della presunzione per incontrarsi. Perdonare, allora, non è solo dimenticare il passato ma preparare il futuro.

L'angolo dell'assistente

«Fino a settanta volte sette»

Don Alessio Albertini

Assistente Ecclesiastico Nazionale