11 marzo 2021

Far sì che Dio mi venga a trovare

Denzel Washington, uno degli attori più famosi e amati di Hollywood, vincitore anche di premi Oscar, parlando della sua fede, rivolse queste parole agli studenti di una prestigiosa Università americana del Missouri: “Ogni sera metti le tue scarpe sotto il letto, il più in fondo possibile, in modo che la mattina, per prenderle, ti devi inginocchiare... E una volta che ti trovi in ginocchio ringrazia Dio per la Sua grazia, per la Sua misericordia e per la Sua comprensione”. Uno dei gesti che la Quaresima raccomanda è proprio quello di “entrare nella propria stanza, chiudere la porta e… pregare”. Cercare l’isolamento e il silenzio, spegnere i rumori attorno a noi, compresi quelli dello smartphone, e scollegarsi dal mondo. La parola usata da Gesù per definire il luogo della preghiera indica quella sorta di buco sotto il pavimento, senza finestre, chiuso da una botola, che nelle case ebraiche fungeva da magazzino. Era il punto più intimo e riservato della casa. Per pregare bisogna essere capaci di nascondersi, disinteressarsi per un momento di ciò che ci circonda, uscire dalle beghe della vita. E’ decidere di sospendere ogni comunicazione che ci sembra così importante per poter godere, nella preghiera, l’intimità con Dio, stare soli con Lui. Questa intimità non può essere raggiunta se non dedicando a lui, almeno per un momento, tutto il tempo e lo spazio, come ci ricorda il Piccolo Principe: “E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. Scegliere di dedicare tempo diventa essenziale, allora, per non abbandonare la preghiera alla sola spontaneità del sentimento. Nathan Walker ha 19 anni quando arriva a New York e si ritrova a scavare tunnel sotto l’Hudson, nei grandi cantieri per la costruzione della metropolitana che congiungerà Brooklyn a Manhattan. È proprio là sotto che l’autore del romanzo “I figli del buio” costruisce un dialogo interessante: “Potrei anche disegnare la mappa della tua faccia senza lividi”. “Perché fai queste mappe?”, domanda Angela. “Faccio mappe di ogni posto. Ho disegnato anche le mappe della mia tana”. “Ma perché?”. “Nel caso che Dio mi venga a trovare”. “Che cosa?”. “Così potrebbe seguire i tracciati per arrivare qui”. “Sarai mica un bambino di Dio o roba del genere?”. “No, è solo perché lui possa venirmi a trovare”. Far sì che Dio mi venga a trovare. Quante volte siamo stati capaci di pregare così?

L'angolo dell'assistente

Far sì che Dio mi venga a trovare

Don Alessio Albertini

Assistente Ecclesiastico Nazionale