Pastorale dello Sport -
Centri Estivi
17 dicembre 2019

“Onestà e sport per divenire autorevoli”

A Santa Croce in via Flaminia la Santa Messa degli sportivi, officiata dal cardinale Angelo De Donatis. «La bravura emerge quando il talento si esprime nell’armonia del gioco di squadra »
“Onestà e sport per divenire autorevoli”

Nello sport si impara a diventare autorevoli. Nel rispetto delle regole, nell’onestà di tutti i giorni, nell’obbedienza ai propri educatori”. Questo l’augurio che il cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha rivolto ieri sera, lunedì 16 dicembre, ai tanti sportivi riuniti nella basilica parrocchiale di Santa Croce a via Flaminia per la tradizionale Santa Messa degli Sportivi del Coni.

Sua Eminenza, nella omelia, ha poi sottolineato come “Il bravo giocatore non è quello che fa di testa sua, colui che si dimentica degli altri per dimostrare la propria bravura. L’autorevolezza e l’autorità di un giocatore si vedono quando i suoi talenti si esprimono nell’armonia del gioco di squadra. Quando c’è semplicità nel modo di fare e quando a prevalere è la tenacia e l’umiltà non la paura e la superbia. Questa è autorevolezza. L’autorevolezza del Messia, si è rivelata tramite criteri analoghi. Gesù si è rivelato autorevole non perché ci abbia stupito con effetti speciali ma perché è stato sempre obbediente alla volontà del Padre, perché è venuto per servire, perché con fede è arrivato fino in fondo alla sua missione, fino a nascere in una grotta a Betlemme e a morire in una croce a Gerusalemme”.

La Messa è stata concelebrata da diversi “sacerdoti nello sport”: da Don Alessio Albertini, assistente ecclesiastico nazionale del Csi, a Mons. Melchor Sanchez de Toca, sottosegretario al Pontificio Consiglio della Cultura; da Don Gionatan De Marco, Responsabile dell'Ufficio Nazionale per la Pastorale del Tempo libero, Turismo e Sport della Cei, a don Francesco Indelicato, direttore dell'Ufficio Nazionale per la Pastorale del Tempo libero, Turismo e Sport del Vicariato di Roma.

Al termine di una giornata intensa per i campioni che al mattino al Foro Italico hanno partecipato alla consegna del Collare d’oro, massima onorificenza dello sport italiano, gli azzurri e i campioni di ieri e di oggi sono stati coinvolti nella liturgia, a partire da Lorenzo Porzio, campione del mondo di canottaggio e medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Atene. Avendo sempre coniugato la pratica sportiva con la passione per la musica, l’atleta è oggi direttore d’orchestra e ha animato la celebrazione dirigendo i musicisti del Coro e dell’Orchestra del Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II”, dell’orchestra Filarmonica Città di Roma e del coro Le Mille e una Nota. Sei azzurre della ginnastica ritmica hanno letto le preghiere dei fedeli mentre Claudio Treviso, del taekwondo, ha recitato la preghiera dell’atleta e Giulia Longhi, del softball, quella dello sportivo.

In conclusione il porporato ha augurato ai fedeli presenti “accostiamoci al Natale oramai imminente imparando l’arte della semplicità, l’arte dell’obbedienza, l’arte dell’umiltà. Non occorre che a tutti i costi si debba dare spettacolo magari a svantaggio degli altri. Cerchiamo sempre di rispettare le regole e saremmo apprezzati diventeremo autorevoli. E cosi nella vita di tutti i giorni percorrendo le strade del Signore fino a rendere piena la nostra vita”, citando infine le parole che a maggio Papa Francesco aveva regalato all’incontro per i 75 anni di vita del Centro Sportivo Italiano “una grande lezione dello sport è che ci aiuta ad affrontare anche la fatica della vita quotidiana, dello studio e del lavoro come pure le relazioni con gli altri e che ci si può divertire solo in quadro di regole ben precise. La felicità non la si trova nella sregolatezza ma nel perseguire con fedeltà i propri obiettivi. Quanto sono vere queste parole”.

Il Presidente del Coni Malagò salutando i presenti, ha sottolineato. "Questa è una tradizione che coinvolge l'anima di ognuno di noi. Crediamo in questo appuntamento e più in generale in questa connessione. La presenza di un sacerdote, il cappellano, nelle missioni olimpiche, è un segnale di vicinanza del nostro mondo a quello della Chiesa. Questo è un momento diverso. Con l'aiuto del Signore ci si può sentire invincibili”.

“Onestà e sport per divenire autorevoli”