5 marzo 2020

Lo stop al nostro sport per tutela della salute e buon senso

Le vicende di questi giorni, connesse al contagio da coronavirus che ha coinvolto alcune regioni del Nord, in primis la Lombardia, dove vivo, testimoniano quanto sia davvero importante lo sport per le nostre comunità. In un simile momento, assai preoccupante in fatto di salute collettiva, mi aspettavo che l’attenzione fosse rivolta esclusivamente sulle conseguenze sanitarie, sull’organizzazione degli ospedali o degli altri presìdi per circoscrivere ogni possibile focolaio d’infezione. Si parla molto di ciò, è vero, ma sono sorpreso che sul podio dei valori da preservare ci sia lo sport. Invece, visto l’alto numero di richieste, chiamate, mail ricevute in questi giorni, e non solo dalle regioni colpite (anche se con maggiore frequenza da queste), registro quanto l’attività sportiva sia rilevante nella vita della gente.

Avrei in questo spazio voluto spiegare per quali motivi il Csi in queste ultime settimane, seguendo le ordinanze dello Stato e delle Regioni abbia sospeso tutte le attività. Sinteticamente e con trasparenza è poiché riteniamo che la salute dei cittadini venga prima d’ogni altra cosa. Per tutelare questo bene prezioso, la salute collettiva, e quindi per fare correttamente la nostra parte abbiamo ritenuto di vigilare ora per ora sulle disposizioni dello Stato e a caduta su quelle delle Regioni, delle Asl (in Lombardia Ats) anche quando a volte si sono sovrapposte in maniera confusa tra i vari enti. È nostro dovere in questo momento lavorare per una condivisione serena delle responsabilità, seguendo le indicazioni di chi ha il compito di prendere le decisioni più importanti, evitando di voler disquisire sui dettagli, sulle eventuali e inevitabili contraddizioni, che saltano all’occhio del cittadino comune o di chi magari da queste decisioni viene danneggiato. L’obiettivo per tutti fondamentale è lavorare affinché l’epidemia venga circoscritta facendo il minor danno possibile, pur sapendo che comunque di danni ne sta facendo e ne farà tanti, in ogni settore della vita sociale, familiare e individuale. Per il Csi una regola fondamentale nella gestione della sua proposta sportiva – non scritta, ma nel cuore della gente – è quella del buon senso. Per questo, sapendo a quali rinunce ci stiamo preparando tutti, abbiamo deciso di sospendere l’attività sportiva dell’Associazione nelle regioni individuate dalle ordinanze statali e regionali e seguendo nelle altre realtà le indicazioni più generali della prudenza.

Il nostro non vuol essere solo un messaggio organizzativo o burocratico, perché siamo consapevoli di essere in Italia un riferimento anche per l’aspetto educativo, sempre particolarmente importante. Ecco perché non ho ritenuto giusto derogare alle disposizioni emanate in questi giorni per andare incontro alle richieste che mi arrivano da un po’ tutt’Italia.

Ci vorranno ancora tanta pazienza, collaborazione, capacità di condividere, di mettersi in gioco. Appunto, tanto buon senso. Mi consola il fatto che le istituzioni sportive vengono comunque coinvolte dalle decisioni ministeriali e regionali, è che vi sia nei confronti del Csi un atteggiamento rispetto ed ascolto. Non significa che le decisioni siano sempre quelle da noi auspicate, ma siamo consapevoli che chi governa una Nazione debba avere uno sguardo molto ampio, che arrivi anche là dove noi si hanno competenze. Sono sicuro che quest’esperienza ci segnerà profondamente e spero che da questa situazione il Paese esca più forte di prima. È già successo per altre crisi; succederà anche stavolta.

 

L'angolo del Presidente

Lo stop al nostro sport per tutela della salute e buon senso

Vittorio Bosio

Presidente Nazionale